Norcia Risorge: Un Nuovo Inizio tra Fede e Futuro, ma l'Appennino Attende
Il ritorno delle festività a Norcia: un simbolo di ripartenza
Dopo quasi un decennio dal devastante terremoto che ha colpito Amatrice e i Monti Sibillini nel 2016, Norcia ha riacquistato il suo fervore natalizio. Durante le recenti festività, il cuore montano dell'Umbria ha visto un'affluenza di visitatori e residenti, rinvigorendo ristoranti, hotel e negozi di specialità locali come salumi, lenticchie e formaggi.
La rinascita del patrimonio spirituale: la Basilica di San Benedetto
Nonostante la presenza di gru e ponteggi che ancora avvolgono il Comune, la Castellina e altri edifici storici di Norcia, un passo fondamentale verso la normalizzazione è stato compiuto con la riapertura della Basilica di San Benedetto. Questo edificio sacro, eretto tra il 1290 e il 1338 nel luogo di nascita di San Benedetto e Santa Scolastica, è ora nuovamente accessibile al pubblico e al culto. La sua riapertura, paragonabile a quella delle basiliche dell'Aquila dopo il sisma del 2009, ha riconsegnato a Norcia un elemento cruciale della sua eredità e un tangibile simbolo di identità ritrovata per i suoi abitanti.
Turismo a Norcia e Sibillini: sfide e opportunità
Il flusso turistico a Norcia, che sia per motivazioni gastronomiche o religiose, presenta dinamiche distinte rispetto a quello dei Sibillini. Mentre molti escursionisti e sciatori provenienti dall'Umbria spesso non si fermano nel centro, e altri arrivano dalla Via Salaria e dalle Marche, la situazione cambia drasticamente a giugno, quando le fioriture dei Piani di Castelluccio attirano migliaia di persone, molte delle quali fanno tappa anche nel borgo. Questa differenza evidenzia la necessità di strategie integrate che valorizzino sia il centro storico che le meraviglie naturali circostanti.
I ritardi della ricostruzione nelle aree montane: il caso di Castelluccio
Nell'agosto prossimo, saranno trascorsi dieci anni dal terremoto di Amatrice, e poco dopo, a fine ottobre, l'anniversario riguarderà anche Norcia e gli altri borghi dei Sibillini. È fondamentale riflettere sulla disparità nella velocità della ricostruzione tra il centro storico e le zone montane, dove il processo è stato, e continua ad essere, significativamente più lento. Nonostante la quasi totale distruzione del borgo di Castelluccio, la sua vitalità economica è stata mantenuta grazie alla resilienza degli abitanti che hanno riaperto agriturismi e punti vendita di prodotti tipici. Sebbene la ricostruzione completa del centro abitato richiederà ancora anni, il rifugio Perugia è in fase di riedificazione, simboleggiando una lenta ma progressiva rinascita.
Forca Canapine: un'area in attesa di un nuovo destino
Completamente diversa è la situazione a Forca Canapine, l'altra località montana di Norcia, che per decenni ha ospitato l'unica stazione sciistica dell'Umbria. Nonostante la riapertura della strada dalla Salaria la scorsa estate, a nove anni dal terremoto, il resto dell'infrastruttura, dagli skilift ai servizi e alle piste, è rimasto immutato dal giorno del sisma. I villini privati, l'albergo e il rifugio Genziana sono ridotti in ruderi. Anche l'ex rifugio Città di Ascoli, ora rifugio di Colle le Cese, mostra i segni del degrado, con i suoi muri crepati che contrastano con le moderne colonnine di ricarica per e-bike, gli unici interventi recenti oltre alla segnaletica del Parco.
Strategie per il rilancio delle aree montane: superare la dipendenza dallo sci
Il quadro è destinato a cambiare, con l'aggiudicazione della gara per la demolizione e ricostruzione del rifugio di Colle Le Cese, per un importo di 2,5 milioni di euro, frutto di una collaborazione tra il Parco dei Sibillini, l'Ufficio Speciale Ricostruzione e la Regione Marche. Tuttavia, il problema principale di Forca Canapine non risiede solo nei ritardi della ricostruzione degli edifici, ma nella mancanza di una visione chiara per il suo futuro. Il vecchio modello basato sullo sci alpino a quote medie è ormai obsoleto a causa dei cambiamenti climatici e delle nuove tendenze del mercato turistico. È necessario adottare un approccio più ampio che includa sentieri escursionistici percorsi per bici, attività culturali e storiche, aree di sosta per camper e un maggiore impegno del Parco. Rifugi aperti quasi tutto l'anno e in grado di proporre iniziative culturali e sportive, come il Sebastiani del Velino o il Viperella di Campo Staffi, potrebbero rappresentare una soluzione. L'idea di trasformare Forca Canapine in una "stazione turistica attiva tutto l'anno", magari sfruttando il suo cielo ideale per l'osservazione astronomica, è un'ottima base. Ma per garantire un futuro prospero a queste piccole stazioni appenniniche, servono azioni rapide e fondi per la ricostruzione. Il tempo stringe, e posticipare l'adozione di nuove vie di sviluppo renderà il percorso di rinascita sempre più arduo.